Il linguaggio della decorazione e l’afasia dell’architettura contemporanea (2)

Se l’oggetto della nostra indagine è la lingua della Decorazione Architettonica contemporanea, come primo passo sarebbe opportuno capire in cosa effettivamente essa consista. L’architettura tradizionale ha un suo linguaggio “naturale” dato dalle originarie tipologie costruttive, che sono essenzialmente quella lignea, quella lapidea e quella in mattoni, ed è proprio quest’ultima il dialetto assunto al rango di lingua nell’architettura europea pre-Moderna.

In origine, le costruzioni in mattoni necessitavano di inserti in pietra per le parti strutturali, che sono i basamenti di fondazione, le “pilastrate” (i pilastrini che contengono le aperture di porte e finestre) e gli architravi, le fasce di marcapiano che sorreggono i piani superiori e “legano” quelli inferiori, i “cantonali” (le pietre poste a pettine per legare gli angoli) e per le cornici di gronda. Prima dell’introduzione del ferro e del cemento, ogni palazzo costruito in mattoni presentava in facciata quest’alternanza strutturale di pietra e mattone, mentre il legno rimaneva relegato alle strutture interne perché sensisibile agli agenti atmosferici.

E’ su questo modello, cioè l’alternanza di pietra e mattone, che gli architetti rinascimentali hanno applicato la loro ricerca linguistica. Il modello è cittadino e di pianura, nel senso che sono state le grandi città di pianura, obbligate ad un ampio uso del mattone per spinta abitativa e distanza dalle cave e dai boschi, a creare il mercato principale che ha sostenuto questa ricerca, mentre altri modelli, tipo le costruzioni totalmente lapidee o lignee delle zone rurali o montane, sono rimasti dialetti circoscritti. E’ noto che la ricerca linguistica dell’architettura rinascimentale fu imperniata sul recupero delle regole sintattiche degli stilemi greco-romani, ma si sottovaluta il fatto che la maggior parte degli edifici in cui tale lingua si esplicò furono le palazzate urbane di grandi e piccole città, nelle quali, appunto, il modello misto pietra-mattone era dominante. Ecco allora che sull’originario linguaggio naturale costituito dalle suddette “topiche” architettoniche, cioè fasce, marcapiani, pilastrate, eccetera, venne elaborata la nuova lingua “ufficiale” che in esse introdusse modanature, fregi, ordini, paraste e colonne derivati dal “canone” linguistico classico, così come lo si dedusse dal trattato di Vitruvio e dallo studio dei ruderi romani.

Che si trattasse di lingua lo dimostrò la successiva produzione di “libri di grammatica”, in forma di trattati, che ogni architetto poi scrisse, e la sua trasversale adozione “scolastica” a livello mondiale: da San Pietoburgo a Washington, passando per Stoccolma, Parigi e Londra, quella fu la lingua comunemente parlata per cinque secoli, relegando a diletti locali le altre situazioni costruttive quali l’inserimento dei legni nei muri o i tetti spioventi. Al di la della propaganda anti-classicista dell’ultimo secolo, va comunque rilevato un fatto importante.

E’ vero che i cinque ordini architettonici, cioè la grammatica base della lingua di tutta decorarazione successiva, furono una invenzione rinascimentale, perché negli originali modelli latini non erano così evidenti ne così coerenti, ma è altrettanto vero che tale invenzione si applicò ad un oggetto, cioè gli stilemi classici, che era già lingua, in quanto strumento di comunicazione “ufficiale” dell’architettura imperiale romana, che a sua volta la apprese già come lingua da quella greca. Furono infatti gli architetti greci a inventarla, trasformando l’arcaico linguaggio dei templi lignei in una lingua classica idonea alle costruzioni lapidee (almeno questa è l’ipotesi archeologica). In pratica, quindi, con il Rinascimento altro non si fece che recuperare e risistemare una lingua storica, che già di suo vantava un blasone e una indiscussa funzionalità. Questo spiega la sua diffusione e la sua adozione a livello globale.

Non furono gli eserciti fiorentini o veneziani ad invadere Francia o Inghilterra per imporre la nuova lingua, ma fu quest’ultima a vincere sulle altre, come il Gotico, per una propria intrinseca migliore funzionalità e coerenza. Qualità essenziale di una lingua, infatti, è la versatilità e l’ampiezza espressiva:  con essa si deve sia poter scrivere i testi teoretici statutari della società, che la lista della spesa per il salumiere. E’ chiaro che se per accordarsi con quest’ultimo basta un gergo base, man mano che si sale nella scala delle elaborazioni teoriche e delle funzioni politiche le questioni diventano sempre più complesse e, di conseguenza, lo strumento lingua dev’essere più articolato e raffinato. Non è difficile portare esempi in questo senso. Se noi pensiamo a un qualsiasi dialetto italiano, per esempio il calabrese, vediamo che è utilissimo per muoversi fra i monti della Sila, ma diventa inefficace se con esso vogliamo argomentare sulla teoria della relatività.

La stessa vicenda del Latino usato come lingua scientifica e letteraria fin quasi ai nostri giorni, testimonia la difficoltà che hanno avuto i linguaggi, in questo caso le lingue volgari, ad assurgere al rango di lingua. Prima della questione culturale, cioè dell’identità di un popolo, vi è proprio una questione funzionale. Analogamente la lingua dell’architettura greco-romana, seppur rimodernata con la regola rinascimentale “de li cinque ordini”, ebbe buon gioco nel sostituirsi alle lingue volgari in uso come il Gotico, perché evidentemente ritenuta più efficace ed efficiente. Dalla regia alla stalla, dal teatro al magazzino, dalla chiesa alla caserma, essa forniva un sistema grammaticale e sintattico completo, coerente, versatile e, non ultimo, elegante rispetto ai rustici e caotici linguaggi esistenti. Ogni lingua, è vero, si modifica con l’uso e con la necessità di creare nuove parole per descrivere nuove cose. Nel nostro caso, quindi, l’originaria lingua classica nata sull’abbinamento pietra-mattone, ha dovuto tener conto poi delle putrelle in ferro, dei pilastri in ghisa, del cemento armato e di tutti i nuovi materiali via via proposti dall’industria moderna.

Tags: