L’intelligenza artificiale è ormai entrata nella quotidianità delle imprese. Scrive testi, genera immagini, analizza dati, supporta la progettazione, accelera la ricerca e può intervenire in una parte sempre più ampia dei processi aziendali.

Ma proprio mentre cresce il suo utilizzo, cresce anche una domanda: chi sta governando l’intelligenza artificiale che entra nelle nostre aziende?

L’AI Act europeo introduce un quadro normativo basato sul livello di rischio dei sistemi di AI. Ma, per le imprese, la questione non riguarda soltanto gli strumenti formalmente classificati come ad alto rischio. Riguarda anche il modo concreto in cui l’intelligenza artificiale viene utilizzata ogni giorno.

https://artificialintelligenceact.eu/

L’articolo 4 dell’AI Act, dedicato all’alfabetizzazione in materia di AI, è già applicabile dal 2 febbraio 2025 e richiede alle organizzazioni di garantire un livello adeguato di competenze alle persone che utilizzano sistemi di intelligenza artificiale per loro conto.

 

E se ogni dipendente utilizzasse una propria AI?

Immaginiamo un’azienda della manifattura artistica veneta. Un progettista utilizza un chatbot per sviluppare nuove idee. Il marketing genera immagini per una nuova collezione. L’ufficio commerciale prepara una proposta in inglese con un altro strumento. Un tecnico carica fotografie di un prototipo per ottenere suggerimenti.

E magari un dipendente utilizza un account personale perché l’applicazione è gratuita e immediatamente disponibile.

Nessuno ha necessariamente cattive intenzioni. Ma l’azienda sa quali strumenti vengono utilizzati? Sa quali dati vengono caricati? Sa dove finiscono quelle informazioni? Ha stabilito quali strumenti sono autorizzati e quali no?

Qui entra in gioco il fenomeno della shadow AI: l’intelligenza artificiale che entra nell’organizzazione attraverso le persone, prima ancora che l’impresa abbia definito regole, strumenti e responsabilità.

 

Nella manifattura artistica il problema è ancora più delicato

Per le imprese venete della manifattura artistica, il patrimonio aziendale non è costituito soltanto da documenti e database. È fatto di disegni, prototipi, materiali, tecniche produttive, conoscenze, stile, storia, sensibilità estetica e know-how costruiti spesso in decenni di esperienza.

Un nuovo concept, una fotografia di un prodotto non ancora presentato, una particolare tecnica di lavorazione o una scelta progettuale possono rappresentare un vantaggio competitivo.

Affidarli inconsapevolmente a uno strumento AI esterno significa quindi rischiare di mettere in gioco una parte dell’identità dell’impresa.

Ma esiste anche un rischio opposto: utilizzare un’AI generica che, pur producendo risultati apparentemente efficaci, finisca per omologare il linguaggio dell’azienda, allontanandolo progressivamente dalla propria identità.

 

È qui che entra in gioco SUNRISE

Per Euteknos e per le aziende partner della Rete questa non è soltanto una riflessione teorica.

Con SUNRISE (Sistema Unificato per la Narrazione, Rappresentazione, Innovazione, Stile ed Espressione della manifattura artistica) Euteknos sta lavorando proprio su questo rapporto tra intelligenza artificiale e sapere artigiano.

Il progetto, finanziato nell’ambito del PR Veneto FESR 2021-2027, nasce per sviluppare un assistente virtuale basato sull’AI capace di supportare le imprese e i designer della manifattura artistica nella definizione stilistica e nella generazione di nuove idee progettuali.

Ma la parola chiave è affiancare.

SUNRISE non nasce per sostituire il designer, l’artigiano o la competenza dell’impresa. Nasce per amplificarne le capacità, mettendo in relazione due forme di intelligenza: quella tecnologica, capace di elaborare grandi quantità di informazioni, e quella artigianale, costruita attraverso esperienza, materiali, tecniche e conoscenza del fare.

È un approccio che cambia completamente la prospettiva.

Non un’AI generica alla quale consegnare il patrimonio dell’impresa ma una tecnologia progettata per valorizzare la conoscenza dell’impresa mantenendone identità e controllo.

 

Dalla compliance alla cultura dell’innovazione

È anche per questo che l’AI Act rappresenta qualcosa di più di un insieme di obblighi.

Chiede alle imprese di interrogarsi su come utilizzano l’AI, chi la utilizza, con quali competenze, quali dati vengono trattati e quali responsabilità vengono mantenute in capo alle persone.

Per Euteknos, questa è la direzione della trasformazione digitale della manifattura artistica: non sostituire il sapere con la tecnologia, ma creare una relazione nuova tra persone, competenze, creatività e intelligenza artificiale.

SUNRISE rappresenta concretamente questa visione: un’AI che non omologa, ma riconosce; non sostituisce, ma amplifica; non cancella il patrimonio dell’impresa, ma lo trasforma in una nuova possibilità progettuale.

Perché il futuro della manifattura artistica veneta non sarà quello in cui l’intelligenza artificiale imparerà semplicemente a produrre.

Sarà quello in cui l’intelligenza artificiale imparerà a comprendere ciò che rende unica un’impresa.

E questa, per Euteknos, è la vera sfida: portare la tecnologia dentro la manifattura senza perdere ciò che rende la manifattura italiana riconoscibile nel mondo.