La competitività di un territorio non si misura soltanto dal numero di imprese o dalla capacità di esportare. Si misura dalla sua capacità di attrarre persone, valorizzarne le competenze e creare le condizioni perché scelgano di costruire lì il proprio futuro. È questa la vera sfida che il Veneto è chiamato ad affrontare nei prossimi decenni.

Con questo obiettivo la Regione del Veneto ha riunito il 28 luglio 2026 a Venezia le Parti Sociali proseguendo il percorso avviato lo scorso gennaio con il Tavolo Regione-Università. Un confronto che coinvolge istituzioni, università, associazioni di categoria e organizzazioni sindacali per costruire una strategia condivisa dedicata all’attrattività, all’innovazione e allo sviluppo del capitale umano.

L’iniziativa non rappresenta soltanto un momento di dialogo istituzionale, ma il riconoscimento di una trasformazione profonda che interessa il sistema economico e sociale veneto. La riduzione della popolazione in età lavorativa, l’invecchiamento demografico e la crescente competizione internazionale per le competenze impongono una nuova visione dello sviluppo.

 

La sfida è strutturale

Ad aprire i lavori è stato il Presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, che ha delineato con chiarezza il quadro nel quale imprese e istituzioni saranno chiamate a operare.

“Il Veneto sta vivendo una trasformazione demografica profonda: diminuiscono le nascite, la popolazione invecchia e nei prossimi decenni il bacino della forza lavoro sarà sempre più ridotto. Di fronte a questo scenario, la sfida non è soltanto formare i nostri giovani, ma creare le condizioni perché scelgano di costruire qui il proprio futuro. Per questo abbiamo voluto aprire un confronto diretto con le Parti Sociali, dopo quello già avviato con le Università: attrattività, innovazione e qualità della vita sono obiettivi che si raggiungono solo attraverso una visione condivisa e il contributo di chi rappresenta ogni giorno il mondo del lavoro, delle imprese e delle professioni. Le linee di intervento emerse oggi puntano a sostenere concretamente i giovani laureati, valorizzare il patrimonio di ricerca dei nostri atenei e sviluppare nuove risposte sul fronte dell’accesso alla casa per studenti, dottorandi e giovani ricercatori. È una strategia strutturale per affrontare una sfida altrettanto strutturale.”

Le parole del Presidente mettono in evidenza un cambiamento di paradigma. Per molti anni il dibattito si è concentrato sulla formazione delle competenze. Oggi, invece, la questione è più ampia: non basta preparare giovani qualificati, occorre offrire loro motivi concreti per restare.

Le imprese, infatti, non competono più soltanto sui mercati internazionali. Competono anche nella capacità di attrarre professionisti, ricercatori, tecnici specializzati e nuove generazioni. La disponibilità di capitale umano qualificato è ormai uno dei principali fattori di competitività di un territorio.

 

Dal patrimonio della ricerca nasce il valore delle imprese

Tra le direttrici individuate dalla Regione emerge con forza il tema del trasferimento tecnologico e della valorizzazione del patrimonio scientifico sviluppato dagli atenei veneti.

Un aspetto sottolineato anche dall’Assessore allo Sviluppo Economico, Ricerca e Innovazione e Attrazione Investimenti, Massimo Bitonci.

“Nelle nostre università c’è un patrimonio di brevetti che ancora non riusciamo a mettere pienamente a valore. Il nostro obiettivo è costruire una filiera vera tra ricerca e impresa, mettere in rete le aziende del territorio e trasformare quella conoscenza in innovazione e competitività per il sistema produttivo veneto.”

Questa riflessione tocca uno dei nodi centrali della competitività europea.

La conoscenza produce valore soltanto quando riesce a trasformarsi in innovazione. I brevetti, i risultati della ricerca e le competenze scientifiche devono diventare nuovi prodotti, processi più efficienti, sostenibilità, digitalizzazione e opportunità di crescita per le imprese.

In questo senso, università e aziende non appartengono a mondi separati, ma costituiscono due elementi dello stesso ecosistema dell’innovazione.

È proprio dalla loro collaborazione che può nascere un vantaggio competitivo durevole.

 

L’attrattività è una questione di ecosistema

Uno degli aspetti più interessanti del confronto promosso dalla Regione riguarda la volontà di affrontare il tema dell’attrattività in maniera sistemica.

Non soltanto formazione e lavoro, ma anche qualità della vita, servizi, orientamento e accesso all’abitare.

Lo ha evidenziato l’Assessore all’Istruzione, Formazione, Competenze e Cultura, Valeria Mantovan.

“L’attrazione dei talenti è una sfida fondamentale per il futuro del nostro territorio. Dobbiamo costruire un Veneto sempre più attrattivo, investendo in una maggiore conoscenza e accessibilità dei servizi già disponibili, promuovendo l’innovazione e rafforzando le opportunità di accesso all’abitare per studenti, ricercatori e lavoratori qualificati. Allo stesso tempo, è essenziale integrare sempre di più i sistemi di orientamento e accompagnare in modo efficace la transizione dalla scuola all’università e, successivamente, al mondo del lavoro. Solo attraverso una strategia condivisa possiamo creare le condizioni affinché i talenti scelgano il Veneto per formarsi, lavorare e costruire qui il proprio futuro.”

È un approccio che riflette quanto sta accadendo nelle economie più avanzate.

Le persone altamente qualificate non scelgono soltanto un datore di lavoro. Valutano il contesto nel quale vivranno: la qualità dell’ambiente urbano, la presenza di servizi efficienti, le opportunità culturali, la possibilità di crescere professionalmente, la facilità di accesso alla casa, la rete di relazioni e la capacità del territorio di generare innovazione.

In altre parole, scelgono un ecosistema.

Le imprese sono protagoniste di questa trasformazione

Se le istituzioni sono chiamate a creare le condizioni favorevoli, il sistema produttivo ha una responsabilità altrettanto importante.

Attrarre talenti significa investire nella qualità del lavoro, nella formazione continua, nella crescita professionale delle persone e nella capacità di costruire ambienti in cui innovazione, tecnologia e benessere convivano.

Le imprese che sapranno distinguersi saranno quelle capaci di mettere al centro il capitale umano, trasformando la conoscenza in un vantaggio competitivo.

Le strategie europee per Industria 5.0 vanno esattamente in questa direzione: una manifattura che integra innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e centralità della persona.

Anche i criteri ESG e gli obblighi introdotti dalla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) stanno portando sempre più organizzazioni a misurare il valore delle proprie politiche dedicate alle persone: formazione, sviluppo delle competenze, benessere organizzativo, inclusione e capacità di attrarre nuovi talenti sono oggi indicatori della qualità e della resilienza di un’impresa.

Il valore delle reti

In questo scenario diventa fondamentale la capacità di fare sistema. Nessuna impresa, da sola, può affrontare la complessità delle grandi trasformazioni economiche, tecnologiche e demografiche. Le reti d’impresa rappresentano oggi uno degli strumenti più efficaci per condividere competenze, sviluppare progetti comuni, dialogare con università e centri di ricerca e favorire il trasferimento dell’innovazione. Fare rete significa aumentare la massa critica delle competenze disponibili, accelerare i processi di innovazione e costruire percorsi di crescita che coinvolgano l’intero territorio.

È una visione che Euteknos promuove fin dalla sua nascita: mettere in connessione imprese, conoscenza e cultura del progetto per generare sviluppo sostenibile e valore condiviso.

Il capitale umano come patrimonio del territorio

La discussione avviata dalla Regione del Veneto pone al centro una consapevolezza sempre più evidente: il capitale umano rappresenta la principale infrastruttura strategica del territorio.

Le tecnologie possono essere acquistate. Gli impianti possono essere realizzati. Le competenze, invece, devono essere coltivate nel tempo, valorizzate e messe nelle condizioni di esprimere tutto il proprio potenziale. Per questo motivo la sfida dell’attrattività non riguarda soltanto il presente. Riguarda il modello di sviluppo che il Veneto intende costruire per le prossime generazioni.

Una visione condivisa per costruire il futuro

La strada indicata dalla Regione del Veneto è quella della collaborazione tra istituzioni, università, imprese, enti di formazione e Parti Sociali. È una scelta che riconosce come le grandi trasformazioni possano essere affrontate soltanto attraverso una responsabilità condivisa.

Per Euteknos questo rappresenta un principio fondamentale. 

Innovazione, manifattura, ricerca, cultura del progetto e capitale umano sono elementi che non possono essere considerati separatamente. Solo un ecosistema capace di integrare questi fattori può generare sviluppo duraturo, competitività internazionale e qualità della vita. Perché attrarre talenti non significa semplicemente convincere qualcuno a trasferirsi. Significa costruire un territorio nel quale le persone desiderino vivere, crescere, innovare e lasciare il proprio contributo.

È questa la sfida del Veneto.

Ed è una sfida che riguarda tutti.

 

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