di Nicola Previati

Il simbolo, nell’antichità, rappresentava la sintesi di pensieri complessi, un “Bignami” esoterico che racchiudeva il sapere di un’intera civiltà.

Per farli sopravvivere alle intemperie culturali innescate dai ciclici momenti di distruzione di massa reciproci, la via astuta scelta dai popoli antichi fu quella di nasconderli alla luce del sole, spesso all’interno di giochi popolari.

I tarocchi ne sono un fulgido esempio; a distanza di secoli non ne conosciamo le origini precise, si continua a studiarne significati e a realizzare interpretazioni; un mazzo di carte per far ammazzare il tempo – che strano modo di dire… Lui passa senza che ce ne accorgiamo realmente finché non è
troppo tardi – divenne poi un arcano strumento divinatorio.  Gli scacchi, con la loro complessità di elementi e mosse, possono essere interpretati come una metafora delle leggi alla base dell’universo, combattono su una griglia a base quadrata bianca e nera
usata anche per il gioco della dama.

Girando le scacchiere economiche che sicuramente vi avranno regalato nella vostra infanzia, vi era la triplice cinta, un insieme di quadrati a scalare su cui muovere le pedine. Nella versione basilare chiamata tris, diventava un passatempo veloce con cui giocare, alla pari della
morra cinese; per giocare basta tracciare la gabbia a nove quadrati su una finestra appannata.

Il divertimento durava poco perché, con le scarse varianti di mosse consentite dal meccanismo stesso del filetto, la giusta strategia rendeva il gioco ricorsivo, senza vinti né vincitori.

Nel film Wargames di John Badham (1983) questa caratteristica viene usata per scongiurare una distruzione nucleare globale: il super cervello elettronico di turno elabora che “l’unica mossa vincente è non giocare”.

Alla base di tutti i giochi appena rivangati vi è celato il quadrato magico del SATOR, il più complesso palindromo che ci sia giunto dall’antichità.

Cinque parole misteriose, SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS, che formano un quadrato 5×5 e che possono essere lette in tutte le direzioni.

Considerato un sigillo magico di protezione, tanti studiosi sono caduti nel tranello della ricerca di significato delle parole che lo compongono (ma ahimè sono stati infatti trovati SATOR che mantenevano la caratteristica palindroma in lingua Inca ed Ebraica); esse in realtà risultano utili per
memorizzarlo facilmente.

La sua natura in realtà è di essere “Matrix” di tutte le cose, la base dell’architettura sacra, secondo l’arguta intuizione di Maria Grazia Lombardi nel suo saggio Il quadrato magico del SATOR – il segreto dei costruttori.

Chiunque abbia un minimo di sensibilità non può non rimanere stupito dalla grandezza di chiese e cattedrali, edifici arditi eseguiti con una tecnica costruttiva sopraffina, perfetti nei loro spazi armonici che trasmettono vibrazioni mistiche a distanza di secoli.

Privo di programmi CAD, il progettista medioevale, con squadra e compasso, riusciva attraverso la griglia fornita dal SATOR a risolvere le problematiche progettuali più complesse in loco.

Pare che anche Leonardo da Vinci lo usasse nelle sue composizioni pittoriche; per l’autrice questo è ben evidente nella griglia compositiva dell’ultima cena.

Personalmente sto seguendo altre vie di ricerca geometrica, ma ho sperimentato la sua assoluta validità di strumento atto ad ordinare in maniera armonica l’intrecciarsi di corpi e architetture; con semplici passaggi si possono ricavare tutti i principi geometrici, della sezione aurea, il triplo ternario,
gli angoli sacri, la sequenza di Fibonacci e la geometria Pitagorica.

Consiglierei a tutti i progettisti delle future abitazioni dell’uomo di mettere da parte il loro piccolo ego per tornare a nutrirsi alla fonte da cui gli anonimi costruttori si abbeveravano per edificare in armonia
con le leggi universali.

“E’ solo una questione di scale“, G.I.Gurdjieff