di Marco Lazzarato
Se si punta alla qualità della forma il primo passo è affrontare la qualità delle superfici, che sono il vestito di ogni manufatto, la prima cosa cioè che si vede e che lo qualifica rispetto al problema del decoro.
Le “bianche muraglie”, cioè le superfici vuote teorizzate da Adolf Loos e applicate dal razionalismo, poggiavano sulle stampelle ideologiche del Moderno, ma, caduto questo, si sono rivelate per quello che erano, cioè squallide ed indecorose. La valorizzazione delle superfici è una questione trasversale che va dall’ingegneria civile al design d’interni. In questo senso ogni settore possiede proprie soluzioni base date dall’aspetto dei materiali.
Se è un mobile, per esempio, si usano certi piallacci e si dispongono in un certo modo, se è un ponte si usano in superficie cementi di un certo tipo, eccetera. Queste soluzioni però oggi hanno raggiunto il limite, rimangono efficaci come finitura essenziale, come “pelle”, ma vi è la necessità di andare oltre, cioè indossare un consono “vestito”.
Questo “oltre” è il recupero dell’ornato canonico e regolare, cioè l’invenzione e l’applicazione di disegni che creino degli opportuni motivi (questo è termine tecnico) di decoro sulla superficie.
Invenzione significa che tali disegni non vengono “scaricati da Internet” e aggiustati, ma sono il frutto di una precisa volontà/capacità creativa o del progettista o di un artista specializzato.
Invenzione significa anche che tali disegni non sono una creazione ex novo, se non in rari casi, ma, visto il loro impiego professionale, sono una rielaborazione di modelli esemplari forniti con un repertorio dato a priori.
Applicazione significa che poi non si incollano come una carta da parati, ma vengono dimensionati e tagliati in modo sartoriale per quella specifica superficie per divenire un “opportuno” motivo di decoro di quel preciso manufatto.
Opportuno è il concetto chiave: non qualsiasi cosa dipinta su un muro o un qualsiasi segno tracciato per terra generano decoro, anzi, spesso ottengono l’effetto contrario. L’Ornatistica, così si chiama, è l’arte che appunto si occupa di realizzare gli opportuni motivi di decoro. Essa si avvale di una tecnica complessa e raffinata, che non si può improvvisare ma deve essere appresa e ciò presuppone delle scuole, dei maestri e dei libri.
Tutte cose queste che l’ideologia razionalista del Moderno ha programmaticamente combattuto e sistematicamente distrutto per imporre la propria semplicistica estetica “metalmeccanica”, che oggi è totalmente obsoleta. Rispetto al problema del decoro delle superfici siamo perciò all’anno zero: ne avvertiamo la necessità, ma abbiamo perso la capacità di farlo correttamente.
Oggi vi è perciò la necessità di ricreare un “abecedario”, come si chiamavano un tempo i testi per le scuole elementari, il cui scopo sia “ri-alfabetizzare” all’ornatistica tutti coloro, e sono molti, che professionalmente hanno bisogno di qualificare delle superfici. Come in tutti i manuali questo dovrebbe presentare dei modelli storici e indicare in modo chiaro la azioni da compiere per ottenere certi risultati. Ciò rappresenterebbe una novità nello scenario editoriale recente, perché sarebbe la prima volta che oltre al disegno da imitare, verrebbe fornita anche la “chiave” per poterlo realizzare.
Come modello esemplare per una scolastica di base si possono proporre i motivi geometrici del pavimento della basilica di San Marco, questo per varie ragioni. Innanzi tutto l’autorità e la perfezione della fonte ne fa un modello veramente esemplare per l’ornatistica, un po’ come la Divina Commedia lo è rispetto alla lingua e alla letteratura italiana. Oltre a ciò essi rappresentano un dizionario enciclopedico di tutto ciò che si può ottenere con le divisioni del quadrato e del triangolo equilatero, che sono le strutture fondamentali della disciplina.
Questo ne fa anche dei modelli semplici da imitare e facili da elaborare. La loro astrazione geometrica li rende inoltre compatibili con il gusto e la cultura contemporanea per cui costituiscono di fatto un repertorio base pronto all’uso.
La facile individuazione delle “chiavi” costruttive permette a chi se ne vuol servire di progettare un decoro su misura per le superfici che deve valorizzare usando i materiali ritenuti opportuni. Va detto inoltre che l’apparente semplicità nasconde in realtà una complessità culturale. Il pavimento di San Marco è proprio come la Divina Commedia, non è solo un modello di buona grammatica, ma la sua cristallina perfezione, che lo fa sembrare una cosa semplice, è in realtà la chiave che apre le porte ai livelli superiori del pensiero, non solo artistico, ma questo è un altro discorso.