di Marco Lazzarato

Sulla qualità della forma, dal punto di vista generale, si possono indicare due polarità: quella del “mi piace” e quella del “bello”.  Ciò che piace attrae per la sua apparenza, il bello magnetizza per la sostanza. Il “mi piace” è legato alla sensazione del soggetto, cioè di chi guarda, il “bello” invece è una qualità intrinseca dell’oggetto, ovvero un’armonia della forma data dall’ordine, dalla proporzione, eccetera.

La forma bella è perciò l’opposto di quella informe o deforme: la prima attrae costantemente per la sua armonia, le altre sul momento risultano stimolanti per la loro stranezza e possono perciò piacere, ma vengono ben presto a noia. In un contesto come la Manifattura Artistica possono essere vincenti nell’immediato, ma nel medio e nel lungo periodo determinano la crisi del sistema che le produce, perché la loro arbitrarietà azzera progressivamente gli standard qualitativi necessari alla creazione del “bello”. Al “mi piace” infatti appartengono le mode, le tendenze e i gusti personali di progettisti e committenti. Al “bello” invece compete la proporzione delle parti, la misura, l’equilibrio, l’armonia dell’insieme, cioè tutto ciò che deriva da canoni, insegnamenti, tradizioni e sapienze che nel tempo creano l’eccellenza di un produttore e di un distretto distinguendolo dai concorrenti.

Nella pratica i confini sono sfumati: su un oggetto di pochi euro la ricerca del “bello” può essere fuorviante, ma per arredi dal costo di migliaia di euro, inseguire il “mi piace” e discendere la china dello strano e del bizzarro può essere molto pericoloso. Va da sè che una cosa bella può non piacere e una che piace può non essere bella, queste eccezioni però non devono fuorviare. Fra questi due estremi vi sono innumerevoli casi intermedi, in cui il “bello” e il “mi piace” devono trovare la loro giusta proporzione nella definizione della forma finale. Va distinto però il “bello” secondo la forma, che è quello che abbiamo appena descritto, dal “bello” secondo il senso comune, che è un giudizio composito frutto di entrambe le cose. Esso deriva da una sensazione immediata e viscerale come il “mi piace”, ma porta a un convincimento totale e definitivo come il “bello”: con questa esclamazione si approva totalmente ciò che si vede e perciò si è disposti a comprarlo. Il “mi piace” attrae, il “bello” invece magnetizza, è responsabilità del progettista combinare sapientemente queste due qualità in modo da far esclamare all’acquirente: “ah… bello!”.