di Nicola Previati
“Non è importante se Mr. Mutt abbia fatto Fontana con le sue mani o no. Egli l’ha SCELTA. Egli ha preso un articolo ordinario della vita di ogni giorno, lo ha collocato in modo tale che il suo significato d’uso è scomparso sotto il nuovo titolo e il nuovo punto di vista – ha creato un nuovo modo di pensare quell’oggetto”. (cit. M. Duchamp)
La “Fontana” originale di Duchamp, dopo la mostra, venne gettata da alcuni facchini nella spazzatura, scambiata per un “vero” orinatoio, cosa che effettivamente era! Da questo punto nasce uno dei problemi fondamentali di un “Contemporaneo” che ha creato tanta spazzatura legittimata come arte, fino ad arrivare finalmente al gesto estremo di Maurizio Cattelan, il quale ben consapevole di ogni sua azione, appendendo una banana al muro affermò che l’arte “concettuale” era alla frutta. Azione proseguita poi con l’atto del visitatore (connivente) che se la mangia per confermare che quella non è “arte” ma una effettiva banana. Con ciò si è dichiarata la fine dell’era dei venditori di concetti privi di forma compiuta.
Torniamo all’orinatoio, oggetto di uso comune, realizzato in “ceramica”, con una forma pulita adatta a svolgere la sua funzione. Potremmo farlo d’oro massiccio, ornarlo con la più ricca decorazione, ma rimarrà sempre un accessorio dove scaricare i propri bisogni fisiologici. Ciò che importa è che abbia un’altezza giusta, uno svaso adatto a non far uscire liquidi biologici o l’acqua di lavaggio, che sia facile da pulire internamente ed esternamente e dal gradevole aspetto, adatto al luogo pubblico in cui viene posizionato. Esso ha un suo chiaro “statuto”, cioè delle caratteristiche ben codificate fra estetica, forma e funzionalità, che un “designer” contemporaneo sicuramente cercherebbe di variare, per poter creare qualcosa di “nuovo”, che, attenzione, non vuol dire “migliore”, senza interrogarsi sui codici intrinsechi all’oggetto. Questa potrebbe sembrare una sterile polemica, ma in realtà è utile a capire il problema che un artista deve affrontare per mantenere un equilibrio fra decorazione e intervento sulle forme radicate nella tradizione e ampiamente condivise.