di Nicola Previati

L’artista oltre ad indagare, cerca di controllare la realtà e, quando crea vera bellezza, ha l’illusione di domare artificialmente con le sue mani la natura “che è completamente indifferente al destino dell’essere umano, impegnata com’è nel suo ineludibile ciclo di nascita, crescita e morte” (Giacomo Leopardi). Secondo la tradizione orientale “per pregare Dio bisogna essere Dio”; tutto corrisponde, “come in alto così in basso” recita una massima ermetica, e perciò “il grande si rispecchia nel piccolo”, come afferma il pensiero taoista.

Da tali affermazioni si può dedurre che la creazione artistica è una forma di preghiera il cui scopo è circondare di bellezza la nostra piccola esistenza per “reintegrarci” con l’ordine del cosmo, aiutandoci a capire (forse) il nostro ruolo in questo mondo. La cultura greca definì cosmo l’ordine che il logos, cioè l’intelletto divino, fece nell’originario caos.

La bellezza perciò è un riflesso dell’ordine cosmico nel caos della quotidiana vita umana.