Da “il Grande dizionario della lingua italiana della UTET”

Ornatista, agg. e sm. e f. (plur. m. -i). Chi ese­gue ornati, plastici o pittorici. L’ornatista è un professionista specializzato nell’ornato. Il termine deriva da ornamento, ovvero tutto ciò che ha la funzione di “abbellire”, allo scopo di “arricchire”, valorizzare o qualificare un determinato manufatto. Esso però ha un uso tecnico in quanto indica una precisa serie di repertori consolidati di cui si avvale appunto l’ornatista per attuare il piano di decoro previsto dal decoratore. L’ornato è quindi “materia” della Decorazione come il colore è “materia” della Pittura o la pietra “materia” della Scultura. Esso si da per repertori, cioè per cataloghi di modelli esemplari da cui attingere secondo i casi. Tali modelli sono a-storici nel senso che se ritenuti opportuni possono essere tratti da qualsiasi epoca. Nella produzione di un qualsiasi manufatto si distinguono tre funzioni: la progettazione, il piano di decoro e l’esecuzione degli ornati. In base alla complessità del progetto queste funzioni possono essere svolte sia da singole figure specializzate, cioè architetto o ingegnere, decoratore e appunto ornatista, che sommarsi nella stessa persona come nel caso dei prodotti di design.

 

La superficie come forma compiuta

La forma non si esaurisce nel volume. La superficie non è rivestimento. La superficie è il luogo in cui la forma diventa esperienza. Ogni oggetto, ogni edificio, ogni manufatto entra in relazione con l’uomo attraverso la propria superficie: colore, luce, texture, segno, materia. È lì che si costruisce l’identità. È lì che si genera il valore percepito. È lì che si manifesta la qualità. In un mondo in cui le forme tendono a uniformarsi per esigenze funzionali, normative e produttive, la superficie è il nuovo campo strategico del progetto.

La superficie non è un semplice rivestimento né un’aggiunta applicata a una forma già conclusa. La superficie rappresenta il luogo in cui la forma diventa esperienza, percezione e identità. Colore, luce, materia, tessitura, ritmo e segno costituiscono la dimensione sensibile dell’opera e determinano la sua capacità di entrare in relazione con l’uomo. Senza qualità della superficie non esiste qualità della forma perché è attraverso di essa che la forma si manifesta e acquista significato.

La decorazione come disciplina

La decorazione è un’arte che sovrintende al decoro dei manufatti. È disciplina responsabile della qualità finale dell’opera il cui strumento operativo è l’ornato: il repertorio di modelli, strutture ritmiche e sistemi formali trasferibili nei più diversi materiali. A differenza della pittura e della scultura, vincolate a tecniche e supporti specifici, la decorazione è trasversale, attraversa legno, pietra, metallo, vetro e superfici industriali, scegliendo di volta in volta il mezzo più adeguato. La decorazione delle superfici non si limita a rivestire la forma ma ne governa la compiutezza.

Il decoro come principio etico

Il decoro non è un fatto puramente estetico ma un principio etico e civile. Ogni manufatto immesso nello spazio condiviso incide sulla qualità della vita collettiva. L’indecorosità non è neutralità, ma impoverimento dello spazio comune. Il problema del decoro si pone sempre, prima e dopo ogni scelta tecnica, e riguarda tanto l’architettura quanto il design. Ignorarlo significa sottrarsi a una responsabilità culturale fondamentale.

 

L’industrializzazione e la necessità della specializzazione

Nella filiera artigianale tradizionale la decorazione era implicita nella finitura. Nell’era del semilavorato industriale la decorazione diventa scelta consapevole e separata.

L’industrializzazione ha modificato radicalmente il rapporto tra costruzione e finitura. Nella tradizione artigianale, la decorazione era implicita nel processo esecutivo; oggi, nella produzione dominata da semilavorati standardizzati, la decorazione non nasce più spontaneamente. La struttura arriva spesso già definita, mentre la qualità espressiva rischia di essere trattata come elemento accessorio. Proprio per questo la decorazione non è un retaggio del passato ma una necessità attuale, forse più urgente che in epoche precedenti.

L’architettura contemporanea e il limite dell’architetto

La complessità normativa, tecnologica e funzionale dell’edilizia contemporanea assorbe gran parte delle energie progettuali dell’architetto, che giunge spesso alla conclusione del progetto con risorse limitate da dedicare al decoro. Se la storia dell’arte offre esempi straordinari di integrazione tra invenzione architettonica e decorativa, attualmente nella prassi ordinaria la collaborazione tra architetto e decoratore è molto limitata. Riconoscere questa necessità significa rafforzare il progetto attraverso una competenza specialistica.

 

Il ruolo del decoratore contemporaneo

Il decoratore contemporaneo è un artista professionista (…) capace di operare nelle due o nelle tre dimensioni e la sua specificità risiede nella conoscenza del linguaggio dell’architettura e nella padronanza del repertorio ornatistico. Il decoratore non inserisce semplicemente un’opera autonoma nello spazio edilizio ma interpreta il progetto dell’architetto, ne evidenzia le intenzioni e ne armonizza le componenti. È un mediatore tra il linguaggio dell’architettura e quello delle arti figurative. Senza questa mediazione, l’intervento artistico rischia di risultare incongruo o estraneo al contesto urbano.

Il decoratore deve:

  • Conoscere il linguaggio dell’architettura.
  • Comprendere la logica dei materiali e delle strutture.
  • Padroneggiare il repertorio ornatistico.
  • Mediare tra arti figurative e progetto architettonico.
  • Intervenire con consapevolezza nel contesto urbano.

È un interprete tra linguaggi ed è in sintesi il garante della qualità finale.

 

Ornatista e ornatistica

Occorre reintrodurre e valorizzare la figura dell’ornatista. L’ornatista è il progettista della superficie.

L’ornatistica è disciplina autonoma con regole, metodi e strumenti propri.

Il recupero della figura dell’ornatista e dell’ornatistica è fondamentale. L’ornatista è progettista della superficie, capace di strutturare sistemi coerenti di disegni, cromie, ritmi e trattamenti materici che conferiscono identità e valore ai manufatti. Dopo gli studi (scuole superiori e/o Università) è possibile specializzarsi in decorazione e ornatistica, ma la professione può essere esercitata anche da figure altamente specializzate con competenze tecnico-artistiche avanzate. La superficie richiede studio, metodo e responsabilità.

Superficie e durata nel tempo

Se la moda vive di cicli brevi (un abito o una scarpa sono destinati a essere sostituiti nel giro di pochi mesi), l’arredo e l’architettura durano nel tempo. Un armadio, una parete, un edificio accompagnano la vita di ciascuno di noi per anni o decenni. Per questo la superficie nell’architettura non può essere trattata come fenomeno effimero. Deve possedere qualità, coerenza, capacità di resistere al tempo sia fisicamente sia culturalmente.

 

Vantaggio competitivo per le aziende

In un mercato dove le strutture tendono a standardizzarsi, la superficie diventa il principale elemento di differenziazione. Per le aziende produttrici, investire nella qualificazione delle superfici significa costruire un vantaggio competitivo reale. In un mercato in cui le forme tendono a omologarsi, è la superficie a determinare differenza, riconoscibilità e valore percepito. Colore, texture, trattamento materico e sistema decorativo diventano strumenti di identità e posizionamento. La decorazione delle superfici non è un costo superfluo ma un investimento culturale ed economico.

Investire nella qualificazione delle superfici significa:

  • Aumentare il valore percepito del prodotto.
  • Rafforzare l’identità del marchio.
  • Costruire riconoscibilità.
  • Generare innovazione formale senza stravolgere i processi produttivi.
  • Integrare cultura e industria.

 

La superficie come responsabilità

La superficie è il luogo della responsabilità. Il decoro è la forma visibile dell’etica del progetto. La decorazione è disciplina contemporanea e necessaria.

Rimettere al centro la superficie significa restituire dignità al decoro come dimensione essenziale del costruire. Significa riconoscere che la qualità dello spazio abitato non dipende solo dall’efficienza tecnica, ma dalla capacità di trasformare la materia in forma sensibile e significativa. Significa affermare che la decorazione è disciplina contemporanea e necessaria, chiamata a garantire qualità, identità e responsabilità nel mondo costruito.