REMANUFACTURING E MANIFATTURA ARTISTICA: A VICENZA IL CONFRONTO SUL FUTURO CIRCOLARE DELL’INDUSTRIA VENETA

Reuse, repair, refurbishment e remanufacturing non sono più soltanto concetti legati alla sostenibilità ambientale ma stanno diventando elementi centrali nelle strategie industriali europee. Di questo si è discusso il 19 maggio a Vicenza nel nuovo complesso didattico dell’Università degli Studi di Padova, durante il convegno “Strategie di remanufacturing nella manifattura europea”, promosso dalle RIR venete insieme a università, imprese e attori dell’innovazione.

L’incontro moderato da Enrico Cancino, coordinatore di Veneto Green Cluster, ha rappresentato un’importante occasione di confronto sullo stato dell’arte del remanufacturing in Italia e in Europa e sulle prospettive dell’economia circolare applicata alla manifattura artistica veneta. Ad aprire i lavori sono stati i saluti del professor Alberto Trevisani, full professor del Dipartimento di Tecnica e Gestione dei Sistemi Industriali dell’Università di Padova, affiancato dai rappresentanti delle Reti Innovative Regionali co-organizzatrici del convegno: Antonio Casotto per Veneto Green Cluster, Luciano Gamberini per ICT For Smart and Sustainable Living, Nicola Gramegna per Sinfonet ed Enzo Bozza per ForestaOroVeneto.

Terenzio Zanini, presidente di Euteknos, ha portato la voce delle imprese della manifattura artistica veneta sottolineando come il remanufacturing rappresenti non solo una risposta alle nuove normative europee ma soprattutto una concreta opportunità di innovazione e competitività. “Come Euteknos siamo orgogliosi di contribuire a questo momento di confronto su un tema strategico per il futuro della manifattura europea. Il remanufacturing non rappresenta soltanto una risposta alle nuove normative europee ma una concreta opportunità di innovazione, competitività e valorizzazione del know-how produttivo dei nostri territori”, ha dichiarato Zanini.

Il presidente di Euteknos ha evidenziato come nei comparti della manifattura artistica il valore del prodotto non risieda esclusivamente nella materia prima ma soprattutto nelle competenze e nel patrimonio di conoscenze incorporato in ogni lavorazione. In questo contesto il remanufacturing può diventare uno strumento capace di estendere il ciclo di vita dei prodotti, recuperare valore, ridurre gli sprechi e creare nuovi modelli di business ad alto contenuto innovativo.

Particolare attenzione è stata dedicata anche al Digital Product Passport e alle nuove normative europee, interpretate non solo come obblighi regolatori ma come leve strategiche per rafforzare competitività, trasparenza e posizionamento internazionale delle imprese venete. “Il nostro obiettivo, come rete, è accompagnare le aziende in questa transizione, favorendo l’incontro tra manifattura, tecnologie digitali, ricerca e sostenibilità”, ha concluso Zanini.

Le Reti Innovative Regionali come leva di sviluppo

A seguire Marco Sacco ha illustrato il sistema delle Reti Innovative Regionali, evidenziando il ruolo delle aggregazioni territoriali nel favorire il trasferimento tecnologico, la collaborazione tra imprese e l’accesso all’innovazione. Le reti, ha spiegato, rappresentano uno strumento sempre più strategico per accompagnare le aziende nei processi di trasformazione digitale e sostenibile richiesti dal mercato e dalle normative europee.

 

Le criticità tecniche e normative del remanufacturing

Il convegno è entrato nel vivo con l’intervento di Alberto Baesso, presidente di SIR – Società Italiana Remanufacturing, che ha affrontato gli aspetti tecnici e normativi del settore.

Baesso ha spiegato come, nonostante esistano già definizioni nazionali e internazionali del remanufacturing, manchi ancora un allineamento chiaro sul concetto di “nuovo prodotto”, tema che ha implicazioni dirette su marcatura, responsabilità e applicabilità ai diversi comparti industriali. Uno dei nodi principali riguarda infatti il confine tra prodotto nuovo, prodotto rigenerato, core (il nucleo o il pezzo usurato n.d.r.) e rifiuto. Rimangono aperte questioni legate alla responsabilità estesa tra OEM (Original Equipment Manufacturer) e remanufacturer, alla classificazione dei componenti rigenerabili e alla tracciabilità dell’intero ciclo di vita del prodotto.

Baesso ha evidenziato come tra le principali criticità emergano la qualità variabile dei core disponibili, l’assenza di classificazioni robuste e scalabili, l’eccessiva dipendenza da ispezioni manuali e la mancanza di dati tecnici completi. A ciò si aggiunge la difficoltà di automatizzare i processi a causa della forte variabilità dei prodotti in ingresso e l’assenza di un’ontologia formalizzata per il Digital Product Passport dei prodotti rimanufatturati.

Restano inoltre aperte diverse problematiche metodologiche legate alle analisi LCA (Life Cycle Assessment), in particolare nella definizione dei confini tra prima e seconda vita del prodotto e nell’allocazione degli impatti ambientali. Secondo Baesso, il futuro del remanufacturing dipenderà dalla capacità di costruire standard condivisi e strumenti interoperabili in grado di garantire tracciabilità, affidabilità dei dati e chiarezza normativa.

 

Design ed ecodesign per prodotti più durevoli

Un altro tema centrale del convegno è stato quello del design per la circolarità. Carlo Proserpio, docente a contratto del Politecnico di Milano, ha ricordato come fino all’80% degli impatti ambientali di un prodotto venga determinato nella fase di progettazione, richiamando il Circular Economy Action Plan della Commissione Europea.

Proserpio ha evidenziato la differenza tra il modello lineare tradizionale e quello circolare, nel quale il remanufacturing richiede una revisione profonda non solo del prodotto ma anche del modello di business. Secondo il docente, le strategie di ecodesign devono puntare a facilitare la sostituzione delle parti soggette a usura, separare componenti strutturali e superfici estetiche, migliorare l’accessibilità delle parti da rilavorare e progettare materiali e superfici pensando anche alle future lavorazioni di recupero.

La domanda posta da Proserpio è stata diretta: “Estendere la vita dei prodotti è compatibile con gli attuali modelli di business?”. La risposta secondo il relatore passa attraverso nuovi approcci progettuali e una crescente diffusione del “design for remanufacturing”, accompagnata da formazione, nuove competenze e innovazione organizzativa.

Le sfide europee per il settore legno-arredo

Ampio spazio è stato dedicato anche agli effetti delle nuove normative europee sul comparto del legno-arredo, grazie all’intervento di Omar Degoli, Responsabile Ambiente ed Economia Circolare di FederlegnoArredo.

Degoli ha spiegato come il regolamento ESPR, Ecodesign for Sustainable Products Regulation, rappresenti una trasformazione radicale per il settore, introducendo requisiti sempre più stringenti in materia di durabilità, riparabilità, efficienza energetica e circolarità dei prodotti.

Secondo Degoli, le principali sfide per le imprese riguarderanno il controllo e la tracciabilità della supply chain, l’integrazione dei principi di ecodesign nei processi produttivi e la capacità di raccogliere e gestire dati lungo tutta la filiera. Le difficoltà possono derivare dalla necessità di confrontarsi simultaneamente con criteri ai quali molte aziende non sono ancora abituate e che potrebbero richiedere profondi aggiornamenti del modo di produrre e dell’intero catalogo prodotti.

Nonostante questo, Degoli ha evidenziato segnali incoraggianti. Le imprese italiane stanno recuperando rapidamente terreno sul fronte della sostenibilità: il 96% delle aziende della filiera utilizza materiali sostenibili e il 60% impiega almeno in parte energia da fonti rinnovabili. Tra le iniziative avviate da FederlegnoArredo è stato citato il progetto “Re-Design”, nato per supportare le aziende nella gestione del fine vita dei prodotti e accompagnarle verso modelli di economia circolare sempre più strutturati. “Le aziende devono iniziare a confrontare i propri prodotti con criteri di ecodesign e aumentare la capacità di recuperare informazioni dai propri fornitori costruendo un sistema di comunicazione adattabile alle nuove richieste”, ha spiegato Degoli.

 

Il controllo qualità nei processi di rigenerazione

Nel suo intervento Roberto Guggia, CEO di Unilab Laboratori Industriali, ha affrontato il tema del controllo qualità nei processi di remanufacturing, sottolineando come la rigenerazione industriale richieda standard di verifica sempre più elevati per garantire affidabilità, sicurezza e conformità normativa.

L’attività di laboratorio diventa infatti centrale per validare materiali, componenti e prestazioni dei prodotti rimanufatturati, soprattutto in settori ad alta specializzazione manifatturiera. Analisi tecniche, prove di durabilità, controlli sulle emissioni e verifiche prestazionali consentono di certificare la qualità del prodotto rigenerato e di assicurare continuità tra prima e seconda vita del bene.

In un contesto nel quale il confine tra prodotto nuovo e prodotto rigenerato è ancora oggetto di definizione normativa, il controllo qualità assume quindi un ruolo strategico anche nella costruzione della fiducia lungo la filiera.

 

Digital Product Passport e blockchain

A chiudere il convegno è stato l’intervento di Massimo Morbiato, CEO & Founder di EZ Lab Blockchain Solutions, dedicato al ruolo del Digital Product Passport nella transizione verso l’economia circolare.

Morbiato ha definito il DPP “il cuore tecnologico della circolarità”, uno strumento destinato a presidiare l’intero ciclo di vita del prodotto attraverso identità digitali accessibili.

Grazie all’integrazione tra blockchain e Intelligenza Artificiale, il Digital Product Passport consente di raccogliere informazioni su provenienza, composizione, impatto ambientale e processi produttivi, trasformando la trasparenza in un vantaggio competitivo. Secondo Morbiato, il prodotto stesso diventa così un nuovo strumento di comunicazione e relazione con il consumatore finale, aprendo opportunità in termini di marketing, lead generation e fidelizzazione. “Il futuro della circolarità passa dai dati verificabili e condivisi”, ha affermato. “Non basta dichiarare di essere sostenibili: serve una responsabilità digitale che renda ogni fase del ciclo di vita di un prodotto accessibile e comprensibile”.

 

Una nuova cultura industriale per la manifattura veneta

Il convegno di Vicenza ha mostrato chiaramente come il remanufacturing non sia più un tema di nicchia, ma un elemento destinato a ridefinire processi produttivi, design, supply chain e modelli di business. Per la manifattura artistica veneta la sfida sarà trasformare sostenibilità, tracciabilità e circolarità in fattori di competitività internazionale. La direzione indicata dagli interventi è chiara: il futuro della manifattura europea passerà dalla capacità di integrare innovazione tecnologica, cultura progettuale e sostenibilità in un unico ecosistema industriale.

In questo scenario Euteknos intende rafforzare il proprio ruolo di rete di riferimento per le imprese della manifattura artistica veneta, accompagnandole nei processi di transizione digitale e sostenibile attraverso il dialogo con università, centri di ricerca, istituzioni e partner tecnologici. Il convegno di Vicenza ha confermato la volontà della rete di creare occasioni concrete di confronto e collaborazione per aiutare le aziende ad affrontare le sfide normative e di mercato, valorizzando al tempo stesso il patrimonio di competenze, creatività e qualità produttiva che caratterizza il Made in Italy e la manifattura veneta.