Quando si parla di Ricerca e Sviluppo (R&S) l’immaginario porta spesso verso i laboratori di ricerca, i grandi gruppi industriali, i ricercatori e gli investimenti tecnologici di dimensioni importanti. Nella realtà, però, una parte significativa delle attività riconducibili alla ricerca e allo sviluppo può svolgersi anche all’interno di una piccola o media azienda manifatturiera, attraverso attività che fanno parte della normale operatività dell’impresa e che non vengono necessariamente identificate con questa definizione.
Lo sviluppo di un nuovo prodotto, la ricerca di un materiale con caratteristiche differenti, la realizzazione di diversi prototipi, la sperimentazione di una nuova tecnologia produttiva, la modifica di un processo o una serie di prove necessarie per arrivare a una soluzione tecnica che prima non era disponibile sono attività che possono richiedere mesi di lavoro e coinvolgere personale tecnico, fornitori, laboratori, consulenti, macchinari e materiali. Molto spesso tuttavia queste risorse vengono registrate all’interno dei normali costi aziendali e non vengono ricondotte a uno specifico progetto di sviluppo.
Questo aspetto diventa particolarmente interessante quando l’azienda deve dimostrare la propria capacità innovativa, anche nell’ambito della partecipazione a un bando pubblico.
La ricerca e sviluppo è una componente strutturale della competitività
La dimensione degli investimenti in ricerca e sviluppo conferma il ruolo che queste attività hanno assunto nel sistema produttivo italiano. Secondo i dati Istat relativi al 2023, in Italia sono stati investiti complessivamente 29,4 miliardi di euro in R&S, con una crescita del 7,7% rispetto all’anno precedente. Le aziende hanno sostenuto oltre 17 miliardi di euro, pari al 58,4% della spesa complessiva.
Le informazioni più recenti disponibili indicano inoltre una prosecuzione della crescita: secondo i dati preliminari Istat, nel 2024 la spesa in R&S delle aziende è aumentata dell’1,2% rispetto al 2023, mentre per il 2025 le aziende avevano programmato un incremento del 4% rispetto all’anno precedente.
Questi numeri descrivono un fenomeno che non riguarda esclusivamente le grandi organizzazioni industriali. La ricerca e lo sviluppo sono sempre più collegati alla capacità delle aziende di mantenere competitività attraverso nuovi prodotti, nuovi materiali, processi produttivi più efficienti e soluzioni tecniche in grado di rispondere a esigenze che il mercato non riesce ancora a soddisfare attraverso prodotti standard.
Per una PMI manifatturiera, quindi, la questione non è necessariamente quella di creare un laboratorio interno o di dotarsi di una struttura formalmente dedicata alla ricerca. È piuttosto quella di comprendere se all’interno delle attività che l’azienda già svolge esistano percorsi di sviluppo e sperimentazione che meritino di essere identificati e analizzati secondo i criteri applicabili.
Molte attività di sviluppo rimangono all’interno della gestione ordinaria
È frequente che un’azienda consideri lo sviluppo di un nuovo prodotto semplicemente come una parte del proprio lavoro tecnico. Il reparto progettazione modifica un disegno, la produzione realizza un primo campione, vengono effettuate alcune prove, il prodotto viene nuovamente modificato e si procede con un secondo prototipo. Se il risultato non è soddisfacente il processo ricomincia fino a quando viene individuata una soluzione tecnicamente valida.
Dal punto di vista dell’azienda tutto questo può apparire come una normale attività necessaria per acquisire una nuova commessa o soddisfare una richiesta del cliente.
In realtà dietro questo percorso possono esserci ore di lavoro del personale tecnico, materiali utilizzati per i prototipi, prove di laboratorio, consulenze specialistiche, utilizzo di impianti e attrezzature e altre risorse che sarebbe utile riuscire a identificare e monitorare.
Questo non significa naturalmente che ogni attività tecnica o ogni modifica di prodotto possa essere considerata automaticamente attività di R&S. La distinzione tra attività ordinaria, innovazione, ricerca industriale e sviluppo sperimentale deve essere effettuata sulla base delle caratteristiche effettive dell’attività e delle definizioni e regole applicabili.
Proprio per questo diventa importante non partire dalla volontà di classificare una spesa come R&S ma dal percorso opposto: osservare ciò che l’azienda ha realmente fatto, comprenderne la natura e documentarlo in modo coerente.
Un esempio concreto nella manifattura rappresentata da Euteknos
Immaginiamo un’azienda manifatturiera della rete Euteknos che produce componenti e prodotti decorativi in metallo e che decide di sviluppare una nuova finitura superficiale con caratteristiche di maggiore resistenza e con un minore impatto ambientale.
L’azienda non può semplicemente acquistare una soluzione già disponibile e applicarla alla propria produzione perché deve individuare una combinazione di materiali, trattamenti e parametri di lavorazione che permetta di ottenere le caratteristiche richieste senza compromettere la qualità estetica del prodotto o la sua industrializzazione.
Il reparto tecnico inizia quindi un percorso di sperimentazione. Vengono analizzati materiali e trattamenti differenti, vengono realizzati piccoli lotti di prova e alcuni prototipi, vengono modificati i parametri del processo produttivo e vengono effettuate prove di resistenza. I risultati non sono immediatamente soddisfacenti e questo richiede ulteriori modifiche, nuovi campioni e nuove verifiche. Per alcune prove l’azienda coinvolge inoltre un laboratorio esterno.
Dopo diversi mesi viene individuata una soluzione che può essere trasferita nel processo produttivo.
L’azienda potrebbe aver considerato tutto questo semplicemente come parte dell’attività tecnica necessaria allo sviluppo del prodotto. Se, invece, nel corso del progetto ha mantenuto una documentazione adeguata delle attività svolte e delle risorse impiegate, può ricostruire con maggiore precisione il percorso seguito.
Ipotizziamo per esempio che siano stati impiegati 20.000 euro di personale tecnico, 8.000 euro di materiali e prototipi e 7.000 euro per prove e consulenze per un totale di 35.000 euro di risorse dedicate al progetto.
Il dato economico da solo non dimostra che si tratti di attività di R&S. Quello che conta è la natura effettiva delle attività svolte e la loro corretta qualificazione. Tuttavia se il progetto possiede i requisiti previsti e la documentazione è stata raccolta in modo adeguato, l’azienda dispone di elementi concreti per dimostrare che dietro lo sviluppo della nuova soluzione non c’è stata semplicemente una dichiarazione di innovazione ma un percorso composto da attività tecniche, sperimentazioni, prove e risorse dedicate.
Che cosa succede quando arriva un bando
È proprio in questo momento che la capacità di misurare e documentare ciò che l’azienda fa può diventare utile.
Un bando per l’innovazione non assegna automaticamente un contributo perché un’azienda dichiara di svolgere attività di R&S. Ogni misura stabilisce autonomamente i propri requisiti e criteri di valutazione. In alcuni casi vengono attribuiti punteggi alla capacità innovativa del progetto, alla qualità tecnica della proposta, al livello di innovazione della soluzione, alle attività di sviluppo sperimentale o alla presenza di specifiche competenze e collaborazioni.
Se quindi l’azienda dell’esempio decide di partecipare a un bando per finanziare l’industrializzazione della soluzione sviluppata e la sua applicazione a una nuova linea di prodotti, poter documentare il percorso già realizzato può diventare un elemento utile nella costruzione della candidatura, ma soltanto nella misura in cui il bando riconosca e valorizzi effettivamente quegli elementi.
La differenza può essere significativa anche nel modo in cui viene presentato il progetto.
Un’azienda che non ha conservato una documentazione strutturata potrebbe essere costretta a descrivere l’attività in termini generici, spiegando di aver sviluppato una nuova finitura e di aver effettuato alcune prove.
U0n’azienda che ha invece monitorato il progetto può descrivere le diverse fasi di sviluppo, indicare quali soluzioni sono state testate, quali problemi tecnici sono stati affrontati, quali risorse sono state coinvolte e quali risultati sono stati ottenuti.
Non è la semplice presenza di una voce contabile denominata “R&S” a determinare il valore della candidatura. È la possibilità di dimostrare con informazioni coerenti e verificabili il percorso di innovazione che l’azienda ha effettivamente realizzato.
La documentazione deve essere costruita prima della pubblicazione del bando
Questo è uno dei motivi per cui il monitoraggio delle attività di R&S non dovrebbe iniziare quando viene pubblicato un bando.
Se l’azienda aspetta la pubblicazione della misura può trovarsi a dover ricostruire a posteriori ciò che è accaduto nei mesi precedenti. Può diventare difficile stabilire quante ore sono state dedicate allo sviluppo, quali materiali sono stati utilizzati per i prototipi, quali prove sono state effettuate, quali consulenti sono stati coinvolti e quali risultati sono stati ottenuti.
Un sistema di monitoraggio non deve necessariamente essere complesso. Può essere organizzato attraverso progetti interni, centri di costo, schede di progetto, registrazioni delle attività tecniche, report delle prove, documentazione dei prototipi e altri strumenti compatibili con le dimensioni e con la struttura amministrativa dell’azienda.
L’obiettivo è fare in modo che le informazioni vengano raccolte mentre il progetto è in corso e quando le attività sono ancora facilmente ricostruibili.
In questo modo quando viene pubblicato un bando l’azienda può verificare quali elementi della propria esperienza possono essere effettivamente utilizzati, invece di cercare di ricostruire rapidamente una storia progettuale che non è mai stata documentata.
Per le PMI la misurazione può essere ancora più importante
Il tema assume una particolare rilevanza per le PMI, che rappresentano una parte fondamentale del sistema produttivo italiano ma che spesso hanno strutture organizzative molto diverse da quelle dei grandi gruppi.
Sempre secondo Istat, nel 2023 le grandi aziende hanno sostenuto circa 12,5 miliardi di euro di spesa in R&S, pari al 73,1% della spesa complessivamente sostenuta dalle aziende, mentre le PMI hanno raggiunto circa 3,4 miliardi di euro.
In una grande organizzazione possono esistere uffici ricerca e sviluppo, project manager, sistemi di controllo dedicati e procedure specifiche per registrare le attività. In una PMI invece lo stesso progetto può coinvolgere contemporaneamente il titolare, il responsabile tecnico, alcuni dipendenti della produzione, un fornitore di tecnologia e un laboratorio esterno.
Questa organizzazione più flessibile può essere un punto di forza dal punto di vista operativo ma rende anche più facile perdere la traccia delle attività svolte e delle risorse effettivamente impiegate.
Per questo motivo per una PMI può essere particolarmente utile sviluppare un metodo semplice per identificare i progetti nei quali vengono affrontati problemi tecnici nuovi, vengono sperimentate soluzioni differenti o vengono sviluppati prodotti e processi che richiedono un effettivo percorso di sviluppo.
Misurare la R&S non serve soltanto per i bandi
La capacità di monitorare queste attività può avere un’utilità che va oltre la possibilità di partecipare a una misura di finanziamento.
Sapere quanto tempo viene impiegato per sviluppare un prodotto, quali sono i costi dei prototipi, quanto incidono le prove di laboratorio, quali competenze tecniche vengono maggiormente utilizzate e quali progetti arrivano effettivamente alla produzione permette all’azienda di comprendere meglio il proprio processo di innovazione.
Queste informazioni possono aiutare anche nelle decisioni industriali e commerciali, perché consentono di valutare con maggiore precisione la sostenibilità di un nuovo prodotto, il costo effettivo dello sviluppo, le competenze interne necessarie e le risorse da destinare ai progetti futuri.
La ricerca e lo sviluppo diventano quindi non soltanto una possibile voce da considerare in relazione a incentivi e bandi ma una parte del patrimonio di conoscenze dell’azienda che può essere gestita con maggiore consapevolezza.
Il ruolo di Euteknos
Per Euteknos questo tema si inserisce in un’attività più ampia di accompagnamento delle aziende nell’analisi dei propri progetti di innovazione e delle opportunità disponibili.
L’obiettivo non è suggerire alle aziende di classificare come R&S attività che non lo sono, né costruire a posteriori una documentazione finalizzata esclusivamente alla partecipazione a un bando. Il percorso corretto parte dall’analisi delle attività effettivamente realizzate dall’azienda e dalla verifica della loro natura rispetto alle definizioni e ai requisiti applicabili.
Da questa analisi può emergere quali progetti meritano un monitoraggio più strutturato, quali costi e risorse è opportuno identificare e quale documentazione può essere utile conservare.
Quando successivamente viene pubblicato un bando, l’azienda dispone così di una base informativa che può essere confrontata con i requisiti della misura. Sarà quindi possibile verificare se e in che modo le attività realizzate, le competenze disponibili e gli investimenti sostenuti possano essere valorizzati all’interno della candidatura.
Il rapporto tra R&S e finanziamenti pubblici va quindi letto in questa prospettiva. Non è la R&S in quanto tale a far vincere un bando, è la capacità dell’azienda di realizzare innovazione e di dimostrarla in modo coerente con i criteri previsti dalla misura che può contribuire alla qualità di una candidatura.
Per una PMI manifatturiera questo significa iniziare a misurare ciò che accade all’interno dell’azienda prima ancora di sapere quale sarà il prossimo bando. Significa conoscere meglio le attività di sviluppo, identificare le risorse che richiedono e costruire nel tempo una documentazione che permetta di rappresentare con precisione il patrimonio di competenze e di innovazione dell’impresa.
Euteknos è a disposizione delle aziende partner per analizzare i progetti di innovazione, verificare i criteri dei bandi e individuare con anticipo quali attività e investimenti possono essere effettivamente valorizzati.